Eccellenze irpine. Intervista al prof. Piero Mastroberardino

 Eccellenze irpine. Intervista al prof. Piero Mastroberardino

Salve dottor Mastroberardino, prima di tutto grazie per la disponibilità e per aver trovato il tempo per questa intervista. La sua storica azienda è uno dei simboli più famosi della nostra Irpinia. Una eccellenza che rappresenta e fa conoscere i vini irpini e la nostra terra ovunque nel mondo.

Piero Mastroberardino

È quindi motivo di grande orgoglio per me poterle rivolgere alcune domande.

Io partirei dalla storia dell’azienda: quando nasce, come e perchè?

Le prime informazioni di famiglia nel mondo del vino risalgono a inizio Settecento, epoca in cui i possedimenti agricoli e di cantina erano dislocati tra Atripalda e Santo Stefano. Il primo secolo è principalmente fondato sul mercato domestico. A inizio Ottocento il mio trisnonno, Michele Mastroberardino, elegge a quartier generale aziendale e familiare la sede di Atripalda. Dalla seconda metà dell’Ottocento avviene l’apertura dei mercati internazionali, ad opera del mio bisnonno, Angelo Mastroberardino, Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia, che inizia a distribuire in alcuni mercati europei e nel Nord America. L’elemento costante che è rimasto sino ai giorni nostri è il forte legame con il territorio irpino e con i suoi vitigni classici, l’Aglianico, il Fiano, il Greco.

I vostri vini sono famosi ormai in tutto il mondo e si possono trovare nei migliori ristoranti e locali. Come siete riusciti a raggiungere questi risultati?
È stata solo la qualità delle vigne irpine, la particolare posizione geografica o dietro c’è tanto lavoro di perfezionamento del prodotto e di marketing?

Innegabilmente l’Irpinia è una terra di grande vocazione, ma la vocazione di per sé non nasce né si afferma spontaneamente o per cause naturali: essa è il risultato della capacità creativa dell’uomo che ne individua le potenzialità e le mette a frutto.
Insieme ad una maniacale cura per i dettagli della qualità produttiva c’è sempre stata grande attenzione alla cura del rapporto col cliente. Si pensi che mio nonno all’inizio del Novecento faceva viaggi lunghi sei mesi in giro per diversi continenti al fine di visitare personalmente la clientela e promuovere i pregi delle nostre produzioni.

La vostra sede storica è ad Atripalda, e da circa un anno avete inaugurato un museo d’impresa all’interno, il Mima. Ce ne vuole parlare?

Il MIMA, Museo d’Impresa Mastroberardino Atripalda, è un rarissimo esempio di collezione storica di documenti e immagini che coprono tre secoli di vicende familiari e imprenditoriali riferite a un’unica famiglia. Tutta la documentazione infatti è originale e proviene dall’archivio storico di casa Mastroberardino. Copre il periodo che va dal 1700 al 1945, anno della scomparsa di mio nonno Michele.
La prossima fase vedrà la narrazione del periodo del dopoguerra, che riguarda la vita professionale di mio padre, il Cavaliere del Lavoro Antonio Mastroberardino.

La vostra però è sicuramente un ‘azienda che non riposa sugli allori.
Negli ultimi anni avete continuato ad espandervi acquisendo altri vigneti anche fuori dall’Irpinia.
Qual è la vostra strategia, quali obiettivi vi siete posti per il prossimo futuro e come si diversificherà la vostra offerta? Quale sarà il ruolo della nostra Irpinia nei vostri piani futuri?

Al di fuori dell’Irpinia abbiamo tenimenti ad Apice, nel Sannio, ma sono in linea d’aria circa 10 km distanti dalle nostre proprietà di Mirabella Eclano, in un ambiente che ha rilevanti similitudini con i climi d’Irpinia. Poi abbiamo realizzato il progetto di reimpianto delle vigne storiche all’interno degli scavi di Pompei, nell’ambito del programma di ricerca denominato Villa dei Misteri, e infine più di recente abbiamo avviato, in collaborazione con il comune di Pollica, l’impianto di vigneti sul monte che sovrasta il porto di Acciaroli.
L’Irpinia resta una zona trainante per la viticoltura regionale, grazie alle caratteristiche dei suoli, l’altitudine, le escursioni termiche. Dunque i nostri investimenti agricoli restano in massima parte concentrati nella provincia di Avellino. In Irpinia abbiamo tenimenti dislocati in quindici diversi comuni, che coprono i tre areali a DOCG del Taurasi, del Fiano di Avellino, del Greco di Tufo.
Anche in questi ultimi anni le acquisizioni più importanti sono infatti avvenute in Irpinia.

L’Irpinia è una terra dalle moltissime ricchezze e potenzialità, questo lo sappiamo tutti. Soprattutto nel campo enogastronomico.
Negli ultimi anni qualcosa è migliorato, grazie alla crescita dell’export e ad una maggiore consapevolezza dei propri mezzi. Ma moltissimo si può e si deve ancora fare.
Lei come valuta la situazione attuale e quali sviluppi prevede? L’Irpinia si salverà dallo spopolamento e dalla desertificazione?

L’Irpinia è una terra straordinaria ma incompresa, soprattutto per responsabilità dei suoi attori sociali, che non interpretano appieno il proprio ruolo di attori strategici. Manca una forza propulsiva in grado di attivare processi di valorizzazione territoriale sia in chiave di comunicazione, sia in chiave di miglioramento delle condizioni di ospitalità e accoglienza. La nostra terra avrebbe tutti i requisiti per sviluppare questo filone del turismo in modo rilevante, al fine di contribuire al miglioramento delle condizioni economiche della popolazione e della visibilità dei suoi fattori di attrazione naturalistici e paesaggistici. Resta una importante zavorra sul fronte pubblico. La nostra terra ancora non si affranca da antiche logiche della politica locale che non consentono alle forze migliori della società irpina di risollevarne le sorti.

Sicuramente gestire e far crescere un’azienda come la sua non è facile. E in più c’è il gap di avere sede nel Mezzogiorno d’Italia, con tutti i problemi che ne conseguono. Ma, rivolgendosi ai nostri lettori più giovani, lei ritiene che fare impresa nella nostra Irpinia sia possibile e che i pro superino i contro?
Che consiglio o suggerimento darebbe ad un giovane che sta cercando di costruirsi un futuro ma non sa come fare?

Senza dubbio fare impresa qui è possibile. L’imprenditore è colui che riesce a immaginare il futuro, a cogliere opportunità che altri non vedono. L’Irpinia è terra munifica, a saperla interpretare. Bisogna individuare spazi competitivi meno battuti, piuttosto che attuare strategie imitative che non fanno che congestionare l’offerta di settori già noti, ad esempio coltivando opportunità in business diversi ma in qualche modo compatibili con quelli già avviati. Creatività, spirito d’intrapresa e, immancabilmente, una solida preparazione scolastica e universitaria.

Avete mai finanziato un’idea imprenditoriale o pensate di farlo in futuro se vi venisse proposto il progetto giusto? Che caratteristiche dovrebbe avere?

Non rientra nei nostri compiti finanziare progetti. A questo scopo esistono soggetti istituzionalmente preposti. Tuttavia molti giovani vengono a chiedere consigli su idee progettuali. Le caratteristiche di base sono quelle che ho esposto nella risposta precedente.

Grazie mille per l’intervista dottor Mastroberardino e grazie di nuovo per il suo tempo.
Sono certo che le sue parole saranno di ispirazione per tanti.