Gigi Proietti, l’ultimo Re di Roma

 Gigi Proietti, l’ultimo Re di Roma

di Luca Polito

Ricordare un’icona dello spettacolo non è mai cosa semplice. L’impresa è ancor più ardua se vi si ha un legame speciale. E’ questo il mio caso. 2 Novembre 2020, appena sveglio, dopo aver dato un fugace occhiata alle news del giorno, apprendo la tragica notizia della scomparsa di Gigi Proietti.

Un’improvvisa malinconia m’assale, una mesta sensazione di vuoto s’impadronisce di me. Non riuscivo proprio a crederci, il Maresciallo Rocca non c’era più. L’uomo che aveva accompagnato con i suoi straordinari personaggi buona parte della mia infanzia, insieme ad altri mostri sacri come Totò, Alberto Sordi e Vittorio De Sica, aveva lasciato per sempre questo mondo. Colpo di scena ingeneroso in un tragico periodo segnato dalla pandemia. Ma Gigi Proietti era così: geniale, istrionico, poliedrico.

Un mattatore dai mille volti, simbolo di un’Italia che forse non c’è più. Luigi Proietti, per tutti Gigi, nasce il 2 Novembre 1940 a Roma in via Sant’Egidio (una traversa di Via Giulia), a pochi metri di distanza da dove nacque Ettore Petrolini, noto caretterista romano degli anni Venti, di cui Proietti è considerato uno degli ultimi eredi. Appassionato di musica sin da bambino suona la chitarra, il pianoforte, la fisarmonica e il contrabasso, e nel tempo libero inizia a esibirsi come cantante nellle feste studentesche, nei bar all’aperto, e, più avanti, nei night club più celebri della capitale. Dopo essersi diplomato al Liceo Ginnasio Statale “Augusto” di Roma, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza presso l’Università “La Sapienza”, assecondando il volere paterno, e che abbandonerà a soli sei esami dalla laurea.

Durante gli anni universitari si avvicina al mondo del teatro, infatti, si iscrive al Centro Teatro Ateneo e successivamente inizia a frequentare un corso di mimica del Centro Universitario Teatrale tenuto da Giancarlo Cobelli, il quale nota subito le sue qualità di artista. Dopo un periodo più o meno lungo di dura gavetta Gigi Proietti riesce a farsi spazio come attore di teatro, riscuotendo grande successo di pubblico, consacrato dal celeberrimo spettacolo “ A me gli occhi, please” del 1976, considerato ancora oggi uno degli spettacoli teatrali più riusciti di tutti i tempi, e che gli permise di guadagnare stima e ammirazione da importanti personalità come Federico Fellini ed Eduardo De Filippo.

Dello stesso anno è il film, divenuto poi un vero e proprio cult-movie,“Febbre da Cavallo”, diretto da Steno, che lo vede protagonista insieme ad un immenso Enrico Montesano, e che consacrerà “Mandrake” sul grande schermo. Questi sono anche gli anni del doppiaggio, celebre è la sua “Adrianaaa” del primo Rocky, nel quale Proietti presta la voce ad un esordiente Sylvester Stallone. Nel 1978 assume la direzione artistica del Teatro Brancaccio di Roma, creando il famoso Laboratorio di Esercitazioni Sceniche per i giovani attori, un vero e proprio vivaio di talenti che segnerà l’esordio di tanti futuri e apprezzati volti del mondo dello spettacolo: tra questi Giorgio Tirabassi, Flavio Insinna, Rodolfo Laganà, Gabriele Cirilli, Edoardo Leo, Francesca Reggiani ed Enrico Brigano. Gigi Proietti, l’ultimo Re di Roma Accantonato dal cinema, nonostante il successo di Febbre da Cavallo, trova un’ulteriore valvola di sfogo in tv, come conduttore e protagonista di fortunati one-man show, oltre che dietro l’inseparabile sipario rosso, vero ossigeno e linfa di tutta la sua vita.

E poi venne il Maresciallo Rocca. Ricordo molto bene quella serie tv. Ricordo ancora meglio la volta che vidi la mia prima puntata. Era il lontano 2003. Le indagini e la simpatia dell’arguto sottufficiale hanno accompagnato molti dei pranzi di quel bimbo che oggi, ventenne, si trova davanti alla tastiera a scrivere queste parole. Quella che fu definita la “serie dei record”, partita in sordina nel 1996 su Rai 2, che riuscì a battere persino il Festival di Sanremo all’Auditel con oltre 16 milioni di telespettatori, ha scandito gli anni più belli della mia infanzia insieme a Totò, Vittorio De Sica, Sergio Leone, Francis Ford Coppola, Alberto Sordi e Carlo Verdone.

L’eccezionale connubio tra riflessività, umanità e simpatia operato da Proietti per il personaggio di Giovanni Rocca, maresciallo dell’Arma comandante della stazione Carabinieri di Viterbo, gli valse il Premio Tv e il Telegatto come miglior protagonista maschile. L’enorme successo sul piccolo schermo dovuto al “Maresciallo Rocca” permette al poliedrico mattatore di continuare il suo percorso telesivo, alternando una fortunata serie di fiction targate Rai quali “Preferisco il Paradiso” e “L’ultimo Papa Re, e poi più recentemente “Una pallottola nel cuore”, alla partecipazione in qualità di giudice al talent “Tale e Quale Show”, e infine alla conduzione del suo famoso e, purtroppo, ultimo One Man Show “Cavalli di Battaglia”, andato in onda su Rai 1 nel 2017, attraverso il quale fa rivivere al suo pubblico le emozioni di quasi mezzo secolo di carriera.

La morte di Gigi Proietti segna non solo il tramonto di una gloriosa generezione di artisti, ma la scomparsa di un’Italia, da lui raccontata il lungo e in largo per cinquant’anni con il cinismo di un romano dalla battuta pronta, che oggi ha sempre meno voglia di ridere e forse anche di vivere. Grazie mille Maestro per averci inseganto la forza della battuta, l’arte del saper ironizzare, sdrammatizzare e divertire senza ferire e offendere. Ciao Gigi………tanto lo sappiamo tutti che: “Ar Cavaliere Nero nun je devi rompe er cà”