Intervista al senatore Tommaso Nannicini, Fondatore dell’Associazione Volare

 Intervista al senatore Tommaso Nannicini, Fondatore dell’Associazione Volare

a cura di Stefano Carluccio

L’Associazione Volare è stata creata nell’Ottobre 2019 da esponenti di diverse forze politiche del centrosinistra, dal PD ad Italia Viva, passando per il PSI. E da allora si è posta l’obiettivo di allargare il campo riformista e di fare una battaglia sulle idee. In presenza e online, per recuperare un’egemonia culturale che negli ultimi anni è stata appannaggio della destra nazionalista e sovranista.

Raggiungiamo telefonicamente il senatore Tommaso Nannicini, Fondatore dell’Associazione Volare, per capire meglio come nasce, quali obiettivi si pone e anche per confrontarci con lui su alcune questioni di stringente attualità.

Salve senatore, prima di tutto grazie per aver trovato il tempo per questa intervista.

Come nasce Volare, quando e perchè?

Volare nasce più o meno ad Ottobre dell’anno scorso riunendo esponenti di partiti diversi nell’alveo del centrosinistra che hanno un minimo comune denominatore: l’amore per la politica e per le battaglie sugli ideali e sui contenuti forti.
Volare nasce da un’insoddisfazione verso la politica del campo riformista e dei partiti del centrosinistra, caratterizzata spesso da un tatticismo estremo, e dalla mancanza di impegno verso le riforme di cui c’è più bisogno in questo Paese.
Nei mesi Volare ha incrementato la propria presenza in tutta Italia, e adesso ci sono gruppi organizzati che si riuniscono e lavorano a iniziative e battaglie politiche in Lombardia, Piemonte, Toscana, Lazio, Campania, Molise, Basilicata, Calabria, Sardegna. E molti sono i cittadini che si sono iscritti da ogni parte d’Italia.

Intervista al senatore Tommaso Nannicini, Presidente dell'Associazione Volare

Quali obiettivi si pone e all’interno di quale campo?

L’obiettivo di Volare è organizzare campagne su idee e proposte, e contemporaneamente portare avanti azioni concrete. Le prossime iniziative di cui si occuperà l’associazione saranno relative allo smart working come possibile rinascita delle Aree Interne, soprattutto del Sud Italia e all’assistenza alle cooperative e alle associazioni che gestiscono beni confiscati alle mafie. L’unico modo per riportare alla legalità territori che hanno visto e vedono una forte presenza delle criminalità organizzata è creare lavoro, non dare sussidi. Creare luoghi dove i giovani possano avere un’assistenza per trovare lavoro, anche da remoto, e restare a vivere nei loro piccoli centri.

Come si fa crescere l’area riformista in Italia? Combattendo quali battaglie e parlando di quali temi?

Noi vogliamo fare una battaglia trasversale, non solo all’interno del PD. Per fare quello che hanno fatto i sovranisti sull’egenomia culturale. Con associazioni, fondazioni, blog. Noi vogliamo fare la stessa cosa da un’altra prospettiva. Lavoro e non sussidi. Battaglie sull’ambiente come tutela e come possibilità di crescita e sviluppo. E ancora sulla qualità della vita, sulla mobilità, sul fare impresa, sull’Europa. Per una società aperta fatta di diritti e doveri. E poi pensiamo che sia fondamentale regolamentare la democrazia all’interno dei partiti. E quindi anche gli standard di sicurezza, le primarie per legge, i dati che vengono conservati e con quale protezione. Perchè dalle regole dei partiti, dalle candidature, dalle modalità di selezione dipende il bene del Paese.

Qual è invece il suo giudizio, finora, sul governo Conte?

Il governo Conte 2 è nato in condizioni eccezionali. Per dare nell’immediato le risposte ai tanti problemi che affligevano il nostro Paese e come unica alternativa allo stratto sui pieni poteri di Salvini.È stata ed è tutt’ora un’alleanza difficile, che non è e non deve essere strutturale, perchè le due compagini principali, il PD e il M5S sono profondamente diverse. Negli ultimi mesi si è notato evidente un appiattimento sulle posizioni del M5S da parte del Partito Democratico, sacrificando le proprie battaglie e i propri temi sull’altare della stabilità del governo.Il referendum che si andrà a votare il 20 e 21 Settembre per il taglio del numero dei parlamentari, ne è un esempio anche se quella per il NO è una battaglia personale e non dell’Associazione Volare. Si andrà a votare senza le garanzie e i contrappesi che erano stati richiesti per votare il si in Parlamento, da parte del PD. E nel contempo niente ë stato fatto per superare i decreti Salvini, accedere ai fondi del MES, e tanto altro.

Perchè si sta battendo fortemente per il No all’imminente referendum per il taglio al numero dei parlamentari? Cosa cambierà se dovesse vincere il Si?

In Parlamento il PD ha votato 3 volte no e alla fine si. Come impegno per la nascita del governo e per fare le successive riforme. Ma i contrappesi non sono arrivati e la legge elettorale non è stata cambiata. Non c’è quindi alcuna garanzia che questo vulnus nella costituzione venga sanato. A me vanno anche bene 600 parlamentari, ma devono essere un’unica camera. Per ridurre i temi di discussione e di voto. Se invece vincerà il Si, molti territori resteranno senza voce perchè senza parlamentari e le Commissioni funzioneranno ancora peggio di oggi. Ci vogliono invece delle garanzie, lo statuto delle Opposizioni. Per garantire il funzionamento del Parlamento e la sicurezza che non ci possano essere derive autoritarie al cambio dei governi. Garanzie che adesso non ci sono.Per com’è ora questo sarà l’alibi perfetto per un proporzionale con listini bloccati in cui le segreterie nazionali dei partiti decideranno tutto, e faranno eleggere non i competenti o i più rappresentativi, ma solo i più fedeli.

Grazie mille, senatore. Buon lavoro e buona campagna elettorale