La Pace di Costanza. Federalismo fiscale e Autonomie locali

 La Pace di Costanza. Federalismo fiscale e Autonomie locali

di Maurizio Sorice

Tra l’ XI e il XIII secolo le istituzioni feudali si diffusero dalla Francia in tutta l’Europa occidentale. Il sistema feudale si fondava sul principio che, per volontà di Dio, gli uomini fossero diseguali e divisi in tre ordini: al primo apparteneva il clero, che pregava per la salvezza di tutti; al secondo i nobili che difendevano la società
e e al terzo i contadini che aveva il compito di coltivare le terre dei feudatari.

Nel 1037 l’ imperatore Corrado II il Salico emanò la Constitutio de feudis (Ordinamento sui Feudi) che rese i feudi definitivamente ereditari. I feudatari oltre a esercitare il potere giudiziario, riscuotere le tasse al posto del re ora potevano nominare altri vassalli, che giuravano fedeltà al loro diretto superiore e non più al
sovrano. In questa seconda età feudale si formarono così delle lunghe catene di comando che dal basso risalivano fino all’imperatore attraverso i valvassini, valvassori e vassalli. Alcune potenti famiglie di vassalli consolidarono il loro potere locale tra il X e il XII secolo e si resero autonome dal sovrano. Nacque così la Signoria. Per distinguerla dalla ” Signoria cittadina”, nata nell’Italia centro settentrionale alla fine del XIII secolo, gli storici l’hanno definita Signoria “feudale”.

La Signoria feudale era fondata sullo sfruttamento della terra e su un rapporto di totale sottomissione de i
contadini e dei servi della gleba al loro signore (Dominus). Il Dominus era l’unica autorità politica riconosciuta nel suo territorio e nel Duecento gli fu riconosciuto il “diritto di banno”, cioè il potere politico giudiziario e fiscale e da allora fu chiamato
“signore di banno”. Il centro del potere signorile fu il castello-fortezza. Il castello fortezza, allo stesso tempo, era la residenza del signore e strumento di difesa delle popolazione ma anche di dominio su di esse. Una piccola parte dei terreni formava la “riserva signorile” che il signore amministrava direttamente con il lavoro dei servi del castello. La maggioranza dei terreni era a gestione indiretta e veniva affidata ai contadini. Nella campagne si affermava la Signoria, in molte città dell’Europa centro-settentrionale si affermava l’istituzione del Comune.

L’organizzazione sociale, politica, economica del Comune si basava su principi opposti a quelli della Signoria.
L’autonomia non solo dal sovrano ma anche dei feudatari, la partecipazione di ceti sociali diversi al governo della città, l’economia fondata sui commerci anzichè sulla coltivazione della terra. La parola “Comune ” andava ad indicare la gestione collegiale e autonoma dei privilegi concessi alla città dal potere centrale, dall’impero : riscuotere tasse, amministrare la giustizia, costruire forificazioni di difesa e battere moneta.

Il Comune nacque in tempi diversi e modi diversi tra le varie zone d’Europa.
I Comuni dell’Europa nord-occidentale e i Comuni dell’Italia centro-settentrionale e della Provenza. In Germania, In Inghilterra, Francia settentrionale e Fiandre il comune ebbe origini borghesi. In queste regioni la società urbana era composta da mercanti, artigiani, militari. Il territorio del comune era limitato dalle mura della città. In Italia invece i Comuni conquistarono le campagne circostanti (contado), con la forza delle armi ed furono caratterizzati da un regime aristocratico. Il potere era nelle mani di poche famiglie nobili che diedero vita a scontri cruenti per il controllo della città. La struttura sociale delle città era divisa in due gruppi: I “grandi” o “magnati”, che appartenevano all’aristocrazia laica ed ecclesiastica. Il “popolo” che comprendeva la ricca borghesia in ascesa. Solo i “magnati” potevano partecipare alla vita politica e al governo della città, la maggioranza della popolazione ne era esclusa.

L’organo decisionale del Comune fu l’assemblea dei cittadini e veniva chiamata anche arengo, concione, parlamento e formata inizialmente da centinaia di cittadini. In italia per evitare la paralisi del governo della città l’assemblea fu sostituita da un Consiglio maggiore, che discuteva di questione politiche generali,e da un Consiglio minore più
ristretto, che affrontava le questioni più urgenti. Il governo della città fu affidato a magistrati, funzionari scelti tra le famiglie più potenti chiamati anche “buoni uomini”, “consoli” o “scabini “. Il Comune italiano sino alla fine del XIII secolo venne governato dai consoli scelti fra i magnati . Restavano in carica solo sei mesi per evitare derive tiranniche e dittatoriali ed esercitavano tutti i poteri di banno. Nonostante l’alternanza delle varie famiglie al potere, le varie casate continuarono a combattersi indebolendo i Comuni.

Visto il fallimento del ruolo mediatore dei consoli i Comuni affidarono il governo a un magistrato forestiero, il podestà che aveva gli stessi poteri dei consoli ed era estraneo alle lotte di potere locali. Il governo del podestà diede prova di imparzialità ma era un nobile e non rappresentava il ceto borghese che dopo aver
ottenuto il potere economico reclamava quello politico. Nel 1198 i mercanti milanesi, per primi, fondarono il governo del popolo dove per popolo era indicato il ceto borghese. Al vertice di questo governo c’era il capitano del popolo che controllava l’azione del podestà. La scarsa attenzione del Sacro Romano Impero Germanico, che aveva favorito la nascita dei comuni fu dovuta anche al vuoto di potere e alla lotta per la successione al trono che si scatenò nel 1125. I Ghibellini parteggiavano per i duchi di Svevia e prendevano il nome dal castello di Waiblingen. I Guelfi, appoggiati dal papa, sostenevano i duchi di Baviera e prendevano il nome da Welf fondatore del ducato.

Dopo ventisette anni di lotte fu scelto Federico I di Svevia detto il Barbarossa perchè aveva legami di parentela anche con la casata degli Welfen per parte materna . Barbarossa si recò due volte in Italia. La prima nel 1154. La seconda nel 1158. Nel 1154 Federico I venne consacrato imperatore in Italia. Si rese conto che Milano si stava espandendo conquistando territori delle città vicine. Con l’aiuto dei comuni lombardi rivali di Milano , Federico I obbligò la città a pagare le regalie, i diritti del sovrano e punì i comuni fedeli a Milano. L’anno successivo si recò a Roma dove, su richiesta del papa, rovesciò il governo comunale del chierico Arnaldo da Brescia.

Il papa in cambio lo incoronò imperatore. Nel 1158 scese in Italia e convocò la Dieta di Roncaglia, presso Piacenza. Dal latino ” dies ” giorno. La Dieta nell’ impero romano germanico era l’assemblea dei nobili e del clero presieduta dal sovrano, poi vi presero parte anche i rappresentanti delle città dell’impero. La Dieta stabilì i diritti imperiali sui comuni e li obbligò a giurare fedeltà al sovrano. Molti Comuni rifiutarono di sottomettersi e nele 1162 il Barbarossa rase al suolo Milano e Crema per rappresaglia. Il nuovo papa Alessandro III strinse un accodo con i Comuni italiani per limitare l’eccessivo potere dell’ Impero. I Comuni avevano formato due leghe antimperiali: quella veronese, che comprendeva i comuni del Veneto e quella di Pontida, tra le città lombarde.

Nel 1167 le due leghe si fudero nella Lega Lombarda , a cui si unirono il papa e il regno di Sicilia. Nell’ occasione la città di Rovereto prese il nome di Alessandria in onore del papa Alessandro III. Il 29 maggio 1176 a Legnano, i Comuni sconfissero in battaglia le truppe imperiali di Federico il Barbarossa. La Pace di Costanza nel 1183 pose momentaneamente fine alle lotte tra i Comuni e l ‘Impero. Con la Pace di Costanza i Comuni da un lato confermarono la loro fedeltà all’ Imperatore dall’ altro l’imperatore riconosceva il diritto dei Comuni a governarsi eleggendo liberamente i propri rappresentanti. La civiltà comunale raggiunse la sua massima fioritura nell’ Italia centro-settentrionale.

Tra il 1075 e il 1130, grazie a un rapido sviluppo economico i centri urbani passarono dal governo del vescovo a quello comunale e riuscirono a svincolarsi dai vincoli feudali. Questo processo di autonomia avvenne sia perchè l’Italia centro settentrionale era la periferia del Sacro impero romano-germanico, sia perchè l’impero era impegnato a combattere il papato. Molto diversa la situazione al Sud della penisola italiana dove non si sviluppò mai un movimento comunale. Le aree montane dell’ Appennino era prive di città e i grandi centri urbani erano presenti sulle coste campane e pugliesi. I grandi feudatari erano ostili alla crescita di una borghesia cittadina.

Il principale elemento che bloccò la nascita di una borghesia cittadina, al Sud fu l’ascesa della monarchia normanna. I normanni dopo essersi arricchiti con la loro attività di mercenari nell’XI secolo si
sottomisero al governo degli Altavilla, che tra il 1043 e il 1077 conquistò il sud della penisola italiana. Nel 1059 Roberto d’Altavilla detto il Guiscardo (l’Astuto) fondò il Ducato di Puglia e Calabria. Ruggero, il fratello di Roberto conquistò la Sicilia dagli arabi (1061-1091).

Solo Ruggero II, il figlio riuscì a unificare Sicilia,Calabria e Puglia diventandone il re nel 1130. Nella città i funzionari venivano nominati direttamente dal re non eletti dalla cittadinanza. In questo modo furono subito soffocati i pochi germi di un ‘autonomia comunale presenti a Salerno , Amalfi e Napoli. La differenza politica tra Nord e Sud divenne anche un divario di tipo economico. L ‘economia meridionale si basava sul latifondo cioè la grande proprietà terriera che non utilizzava il metodo della rotazione triennale e non nacquero mai le fiorenti reti commerciali dell’Italia centro -settentrionale. Questa divergenza economica, politica e sociale ancora oggi grava sulle prospettive di crescita economica dell’ Italia.