Rigenerazione urbana ai tempi dell’emergenza Coronavirus

 Rigenerazione urbana ai tempi dell’emergenza Coronavirus

di Antonella Carluccio

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Una parola chiave che in questo periodo di emergenza sanitaria deve arrivare a tutti è “entusiasmo”. Un entusiasmo concreto che si deve basare su due punti importanti: gli investimenti pubblici e una legge semplificazione. L’emergenza che stiamo vivendo è una grande opportunità per accelerare quello che abbiamo tenuto fermo per anni, ma serve coinvolgere energie diverse. C’è da fare un grande sforzo sul Patrimonio Immobiliare Pubblico. Da un lato siamo vincolati a farlo dalla ratifica dell’Accordo di Parigi del 2015. Noi, in quanto Paese aderente all’Unione Europea, ci siamo impegnati a ridurre le nostre emissioni del 40% rispetto al 1990 e a raggiungere alcuni target molto performanti sia sulla produzione di energia rinnovabile che sull’efficientamento energetico entro il 2030.

Spesso il problema legato alla realizzazione di infrastrutture non sono i fondi, ma riuscire a spendere quelle risorse bene e in fretta. Il 61,03% del Patrimonio Pubblico appartiene ai Comuni che oggi in Italia sono 7903 di cui 5495 hanno meno di 5000 abitanti. Abbiamo bisogno di un sistema che permetta ai Comuni di spendere queste risorse. Il metodo migliore potrebbe essere il partenariato pubblico privato. Il pubblico dovrebbe fare una struttura centralizzata e di diretta responsabilità del Governo in grado di aiutare i Comuni a valutare le proposte che verranno dal PPP e aiutarli nel controllo dell’esecuzione dei lavori. Il privato potrebbe così investire sulle attività che hanno possibilità di un ritorno economico.

Il progetto complessivo comporta investimenti diretti per circa 39,1 miliardi di euro di cui 11,7 miliardi possono essere investiti dal privato che può averne un ritorno in termini pluriennali attraverso risparmi energetici e attraverso proventi previsti dalla normativa attuale. I fondi che saranno disponibili tra qualche mese potrebbero essere una grande occasione per un ammodernamento delle scuole pubbliche territoriali e degli uffici pubblici comunali.

Questo intervento permetterebbe di vedere il privato al fianco del pubblico non più in veste di appaltatore ma, attraverso il sistema di partecipazione previsto dal project financing, diventerebbe un operatore che rischia insieme al pubblico. Alla luce dei dati relativi alla frammentazione degli enti locali, il privato introdurrebbe le competenze necessarie che ora mancano ai Comuni. Fino ad oggi lo strumento del project financing è stato usato con molta diffidenza, ma bisogna entrare nell’ottica che, nel momento in cui il privato diventa a tutti gli effetti un partner, gli interessi in giochi si allineerebbero.

In questa fase è sicuramente più facile trovare finanziamenti per sviluppare progettualità perché assistiamo ad una convergenza dei piani di investimento sia in ragione dei target del 2030 sia per il Recovery post emergenza sanitaria. Inoltre la riqualificazione di scuole ed edifici pubblici si inserirebbe in un piano più ampio di rigenerazione urbana dal punto di vista energetico, sociale e sanitario.

Il New Deal che riguarda efficientamento energetico e adeguamento sismico può essere una grande occasione, non solo per recuperare le facciate degli edifici pubblici o per mettere dei pannelli fotovoltaici, ma per rigenerare intere aree di città. Stiamo assistendo ad un cambiamento della forma della scuola, è bene cambiare anche il contenitore. Con la sempre maggiore diffusione dello smart working, ci saranno modi diversi di utilizzare la città. Se useremo queste risorse per trasformare le città in linea con le esigenze rinnovate dei cittadini, potremo ritornare ad essere città competitive.