Rinunciare alla democrazia per sconfiggere il virus come in Cina?

 Rinunciare alla democrazia per sconfiggere il virus come in Cina?

di Matteo Galasso

La pandemia da Covid-19 sconvolge il nostro Paese e il mondo intero da 10 mesi. Tutto sarebbe iniziato lo scorso anno in un mercato ittico della città metropolitana di Wuhan, in Hubei, una delle regioni più popolose della Cina continentale. Ebbene, ad oggi, sembra che il coronavirus causi decine di migliaia di vittime al giorno, in ogni parte del globo tranne che nella stessa Cina da cui si è diffuso. Sembra paradossale come affermazione, ma, di fatto, mentre nel nostro Paese si registra una media di 20.000 nuovi contagiati al giorno, spesso nell’intera Cina non si contano più di 20 positivi nel corso delle 24 ore.

Infatti, possiamo dire che dall’inizio della sua diffusione il coronavirus e la conseguente emergenza sanitaria siano stati trattati in modi differenti. Da Paesi dove i governi ne hanno ignorato completamente l’esistenza iniziale favorendone il contagio, autorizzando addirittura eventi alla presenza di migliaia di persone senza regole, come negli Stati Uniti, oggi con i suoi 11 milioni di contagiati, a Paesi dove fin da subito è stato applicato un regime governativo autoritario che ha fatto sì che la curva dei contagi si arrestasse in pochi mesi, come in Cina, facendo anche attenzione a non far attivare nuovi focolai.

I cittadini della Cina, infatti, sembra siano oggi completamente liberi dalla minaccia del coronavirus e lavorano, studiano, socializzano normalmente, cose che invece la pandemia impedisce agli abitanti del resto del mondo, dove continua ad avanzare la disoccupazione oltre che la tragica scomparsa di persone care. Ma a che prezzo hanno dovuto pagare, ad esempio, i cinesi l’azzeramento dei contagi?

Come in molti sapranno, nonostante viviamo nel XXI secolo, i cittadini di moltissime nazioni sono ancora “sottomessi” a regimi dittatoriali e totalitari, come quello esercitato da Xi Jinping, capo del Partito Comunista Cinese. Possiamo, quindi, constatare che lì il virus sia stato sconfitto proprio grazie al fatto che i cittadini siano stati privati della propria libertà e della privacy, permettendo allo Stato di avere un peso enorme sulle proprie scelte anche quotidiane di vita e di esercitare un controllo significativo e talvolta opprimente su ogni singolo loro movimento.

Dove, insomma, il cittadino non è tutelato nei suoi diritti, ma rappresenta una semplice pedina da muovere a proprio piacere, lo Stato può imporre facilmente con autorità il rispetto delle norme e delle regole. In Italia, invece, e in tutti gli altri paesi occidentali, un cittadino che non rispetti una qualsiasi normativa sarà congedato al massimo con il pagamento di una somma in denaro, mentre nei paesi con governi autoritari il prezzo da pagare è ben diverso, come l’arresto o l’essere sottoposti a pene corporali.

Tutto ciò è impensabile qui da noi e ogni cittadino, nonostante sia un membro della comunità, godrà sempre della libertà garantitagli costituzionalmente. Infatti lo Stato non esercita un peso opprimente sulla vita del singolo, ma semplicemente stabilisce una serie di regole che il cittadino è tenuto – ma non obbligato con la forza – a rispettare. Quindi, laddove il governo abbia esercitato il proprio potere con il pugno di ferro e piegato con la forza e il terrore i cittadini al rispetto delle regole, l’emergenza da coronavirus è stata sconfitta molto più rapidamente che nei paesi liberi, dove non siano stati tracciati e video sorvegliati tutti i movimenti di ogni individuo.

Va tuttavia considerato anche un altro aspetto, grazie al quale la Cina ha superato questa sfida molto più velocemente di noi: l’assenza di una burocrazia, necessaria, sì, per un Paese democratico, ma che allo stesso tempo rallenta i tempi di azione in qualsiasi campo, oltre al fatto che, appunto, per ogni decisione presa dal Governo, potrà essere imposta senza dover rendere conto a nessuno. In molti penseranno che queste ultime due siano proposte allettanti, alle quali acconsentirebbero senza esitazione.

Ma ciò che non si dovrebbe mai dimenticare è che proprio la nostra libertà, pagata da milioni di morti durante il secondo conflitto mondiale, e tutti i diritti che lo Stato ci garantisce dalla nascita, non possono e potranno mai essere barattati neppure se la nostra vita sia in pericolo.