Venture capital, startup e innovazione. Intervista a Indaco Venture Partners SGR

 Venture capital, startup e innovazione. Intervista a Indaco Venture Partners SGR

di Stefano Carluccio

Fondata nel 2016, oggi Indaco Venture Partners SGR è la più grande società indipendente italiana di gestione patrimoniale di venture capital, con una forte specializzazione in aziende che innovano in elettronica e robotica, tecnologia medica, digitale e nuovi materiali.

Oggi cercheremo di capire meglio cos’è e cosa fa, parlando con Davide Turco , co – Founder e Managing Director di Indaco.

Salve Davide, prima di tutto grazie per la disponibilità e per aver trovato il tempo per questa intervista. Io partirei dalle origini.

Come nasce Indaco, quando e perchè?

Indaco Venture Partners Sgr (Indaco SGR), nasce nel 2018 dall’iniziativa di un gruppo di manager con una consolidata esperienza nel venture capital (Davide Turco, Elizabeth Robinson, Antonella Beltrame e Alvise Bonivento) e con l’obiettivo di creare la prima realtà italiana del settore in grado di competere con realtà similari a livello europeo.
Indaco gestisce, infatti, il più grande fondo di venture capital in Italia (Indaco Ventures I) con 134 milioni di raccolta.

Dove avete sede in Italia?

La sede è a Milano. 

Quali sono le principali attività ed a chi sono rivolte?

Obiettivo principale della società è quello di aiutare le aziende che hanno già superato la fase di startup a fare un importante passo avanti nel loro percorso di crescita, ferma restando la possibilità di qualche selezionato investimento in fase di startup laddove si intravvedano opportunità eccezionali. Gli investimenti si concentrano su realtà i cui vantaggi competitivi derivano da tecnologie proprietarie d’avanguardia o da innovazioni che portino a un solido vantaggio competitivo, con particolare focus su team e tecnologie Made in Italy o sviluppate in Italia. L’auspicio è quello di realizzare investimenti profittevoli e nel contempo favorire la creazione di qualificati posti di lavoro e, di conseguenza, lo sviluppo innovativo e sostenibile del Paese.

In quali settori investite maggiormente e cosa cercate in un’azienda o in una start up?

Investiamo prevalentemente in realtà tecnologiche attive nei settori elettronica, robotica, medtech, nuovi materiali e nel digitale.

Per quanto tempo, in media, lavorate con le società su cui scegliete di investire?

L’orizzonte temporale di ogni singolo investimento varia da 3-5 anni fino ai 6-7 e addirittura oltre. In generale il comparto life sciences e quello deep tech hanno tempi di maturazioni più lunghi del digitale. Ovviamente poi molto dipende dall’evoluzione delle dinamiche competitive del settore o dei mercati finanziari e da come queste impattano sulla concretizzazione di opportunnità di exit.

In cosa consiste il vostro lavoro una volta che avete scelto di fare un investimento? Quante persone e quali figure se ne occupano?

Cerchiamo di supportare i team imprenditoriali apportando competenze, in primis le nostre esperienze di gestione, negli organi societari ed il nostro network per lo sviluppo del prodotto e del business. Un’azione fondamentale è quella volta a promuovere il rafforzamento manageriale delle nostre partecipate, inserendo manager con le esperienze e le competenze necessarie per fare il salto verso gli obiettivi ambiziosi che ci si propone.

Quali sono state le iniziative che avete portato avanti nel tempo e quali quelle di cui siete più orgogliosi?

A oggi abbiamo oltre 30 partecipazioni attive nel portafoglio dei nostri 5 fondi e, con sfumature diverse, siamo molto orgogliosi di tutte. Come è inevitabile in questo tipo di attività alcune iniziative, una dozzina, non ce l’hanno fatta e sono state integralmente svalutate. Ma sono fortunatamente più numerose e rilevanti quelle che sono state oggetto di IPO, come per esempio Expert System o Directa Plus, o di “trade sale” di successo come è stato il caso di Yogitech, Igea, Silicon Biosystem, Admantx e tante altre.

Quanti sono attualmente i soci? Chi fa parte oggi del direttivo e con quali deleghe?

Il 51% della SGR è in mano a quattro manager fondatori. Il restante 49% è detenuto da Intesa Sanpaolo e Futura Invest (controllata da Fondazione Cariplo).

Dove siete più attivi in Italia?

L’Italia è un Paese ricco di centri di ricerca di qualità e di distretti industriali leader a livello mondiale. Il Nord ha indubbiamente un ruolo guida, ma fortunatamente esistono centri di eccellenza anche nel Centro-Sud.

Com’è il rapporto con gli altri Fondi che operano nel vostro stesso ambito? In che modo, se lo fate, collaborate?

Il nostro è un mercato molto piccolo, soprattutto se paragonato ad altri mercati a livello Europeo come la Francia e la Germania senza contare gli Stati Uniti. Per questo è importante “fare squadra”. Questo ci ha spinto a co-investire con quasi tutti gli altri VC attivi in Italia. Ma non solo, nel nostro campo è importante avere una vista globale e pertanto investiamo anche all’estero e tra i nostri coinvestitori ci sono grandi fondi internazionali come per esempio NEA, Draper, Sofinnova, Octopus e molti altri ancora.

Quali sono le iniziative o le attività che avete in mente per il futuro? In quali settori e Paesi pensate di investire?

Nel medio termine, appena ce ne saranno le condizioni, contiamo di lanciare un nuovo fondo per sviluppare l’attività di Indaco Ventures I. Intanto stiamo valutando iniziative sinergiche e mirate ad altri verticali tecnologici. A livello geografico il nostro focus resterà l’Italia ma con attenzione anche agli altri mercati europei e un occhio anche agli Stati Uniti ed a Israele.

Qual è la situazione in Italia dal vostro punto di vista? Vedete dei cambiamenti nell’ultimo periodo? In quali settori vede dei vantaggi competitivi per l’Italia, ancora tutti da sfruttare?

L’ecosistema dell’innovazione in Italia ha bisogno di maggiore forza lungo tutto la filiera per non disperdere le ricerche ed innovazioni di cui siamo tradizionalmente molto prolifici. Il venture capital in particolare necessita del sostegno di importanti volani “di sistema” se vogliamo recuperare il grande gap con gli altri paesi europei.
A livello di settori, direi che il nostro Paese affianca ad un vivace comparto digital, eccellenze nel campo biotech, medtech e meccatronica.
Oggi più che mai è fondamentale a nostro avviso mettere a terra i capitali necessari a garantire il finanziamento delle startup che hanno il potenziale per diventare le grandi aziende di domani.