Viaggio tra i circoli di partito. Intervista a Carmine Musto

 Viaggio tra i circoli di partito. Intervista a Carmine Musto

Sono anni che si sente dire che i partiti non hanno più rapporti con il territorio e i cittadini. Anni che si vede la mancanza di radicamento, un tempo fortissima.
Ma nonostante tutto ancora oggi i circoli dei partiti, le loro sezioni locali, sono presenti in buona parte del territorio e coinvolgono un numero rilevante di attivisti e simpatizzanti.

Nelle prossime settimane cercheremo di conoscerli meglio. Conoscere il loro impegno, le loro attività, il loro ruolo fondamentale di raccordo tra i rappresentanti e i rappresentati.

Oggi incontriamo Carmine Musto, segretario del Circolo PD di Montefalcione, in Irpinia.

Salve Carmine, prima di tutto grazie per aver trovato il tempo per questa intervista.

Grazie a voi per avermi dato la parola su un tema che da sempre mi è caro. Mi occupo di politica da quando ero poco più di un adolescente.

Come è cambiato il ruolo della sezione locale del partito negli anni?

La mia militanza nella sezione inizia nel 2013, e segue a un lungo periodo di impegno: dalla rappresentanza studentesca all’associazionismo passando per l’esperienza complessa ma straordinariamente formativa del Forum della gioventù fino ad approdare alla scelta di una famiglia politica ben definita: il Partito Democratico. La convinta adesione al partito di centro sinistra e la mia passione per l’impegno concreto nelle realtà più piccole come la mia mi ha portato fin da subito ad affrontare sfide notevoli. È il 2015 quando, grazie anche alla fiducia accordatami dai militanti montefalcionesi, divento segretario. Mi trovo a rivestire questo ruolo in tempi non facili per chi intende assumere ruoli di rappresentanza. Io stesso dall’inizio della mia militanza ho assistito ad una trasformazione del partito “da cassa di risonanza a megafono”. Non è più il tempo in cui la sezione locale rappresenta e problematizza le questioni imposte a livello nazionale, ma è piuttosto un periodo in cui, come militanti, siamo chiamati a sfidare la diffidenza dei nostri concittadini nei confronti della politica.

Cosa pensi sia cambiato negli anni nel rapporto tra politica, partito e cittadini?

Non si può negare che negli ultimi anni abbiamo assistito ad uno scollamento tra i cittadini e la politica. I partiti sono rimasti incastrati nelle maglie della sfiducia nei confronti di qualsiasi organo di rappresentanza. A loro volta molti riferimenti politici delle piccole realtà per mostrarsi vicini al proprio territorio hanno ritenuto più proficuo assumere ruoli di responsabilità perseguendo una sorta di anonimato ideologico. Si è scelto spesso il civismo non soltanto per ampliare il confronto, ma anche per sfuggire alla diffidenza nei confronti di qualsiasi simbolo. A mio parere bisognerebbe invece invertire la rotta: rimettere al centro del dibattito politico le ideologie e i simboli, fatta salva la possibilità di dialogare con le molteplici realtà presenti sul territorio. Esporre le bandiere non significa chiudere le porte.

Quali sono le occasioni di confronto e di discussione con i militanti?

Sotto questo aspetto il partito mantiene la forma classica di confronto, ovvero assemblee di circolo. Oggetto di discussione sono sia temi di carattere generale sia questioni più attinenti alla nostra comunità. La crisi di rappresentanza di cui si parlava sopra, però, fa sentire i suo peso anche da questo punto di vista: la partecipazione è ridotta.

Quali sono le attività e gli impegni principali?

La sezione cerca di fare da riflesso alle politiche portate avanti dal PD nazionale che, peraltro, in questo ultimo anno è parte della maggioranza di governo. A livello locale siamo impegnati a portare avanti qualsiasi istanza a sostegno e ad interesse dei cittadini montefalcionesi tutti. Chiaramente l’impegno di tutti i militanti è volto all’ottenimento di un ruolo di rappresentanza sul territorio, soprattutto in vista dell’evento che inevitabilmente inciderà sulle sorti della nostra comunità: le prossime elezioni comunali.

Come pensi che si possa aumentare la partecipazione alla vita politica attiva dei cittadini, soprattutto dei più giovani?

Personalmente sono cresciuto con questa immagine: un sindaco che gioca a calcio insieme ai ragazzi della sua comunità. Comprendetemi, per me i luoghi della rappresentanza restano quelli istituzionali, ma credo che in coloro che fanno politica ci debba essere una propensione innata alla socialità. I giovani, miei coetanei, oggi sono i più sfiduciati nei confronti della politica perchè la vedono come una partita che si gioca distante da loro. Vorrei che la mia stessa esperienza di militanza fosse per loro una prova del fatto che la politica ci riguarda e il cambiamento che desideriamo ha bisogno di correre sulle nostre gambe. Per avvicinare le nuove generazioni alla politica è fondamentale che loro ricomincino a vedere trasparenza nei sistemi politici. Bisogna che la politica cominci ad intervenire sui bisogni concreti delle nostre generazioni senza fermarsi ai proclami.